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2006: Resoconto di un anno al sangue

Fare un resoconto dell’annata cinematografica appena trascorsa non è mai cosa semplice, poiché si rischia di cadere nella facile ripetitività dettata da annate spesso molto simili in quanto ad offerta al pubblico. Il 2006, in effetti, si assesta un po’ sullo standard di questi ultimi due anni, uno standard caratterizzato da un numero piuttosto consistente di pellicole di genere, provenienti da diverse parti del mondo, capaci anche di riceve un caloroso accoglimento da parte del pubblico, nonché della critica specialistica. Una tendenza questa che sta sicuramente a dimostrare che l’horror cinematografico è vivo e vegeto, capace a volte di stupire, altre di far storcere il naso, ma comunque si può finalmente considerare uscito dal tunnel in cui era entrato circa un decennio fa e che ne stava decretando la morte.
Probabilmente sono due le tendenze che si sono tenute costanti nell’horror cinematografico del 2006, che sono state per alcuni versi estremamente negative, per altri di gaudio per lo spettatore medio di horror: abbiamo avuto una molte spaventosa di remake e un gradito ritorno all’horror crudo e violento caratteristico soprattutto degli anni ’70. Il remake hollywoodiano è ormai una moda dettata, per stessa ammissione dei produttori d’oltreoceano, da un sempre più positivo rientro economico al botteghino piuttosto che da una reale mancanza di idee: i remake dei classici di trenta anni fa e dei recenti successi orientali si faranno finché il pubblico sarà disposto ad andarli a vedere. Una dichiarazione questa che se da una parte sconcerta, dall’altra ci rende consci che si tratta semplicemente di una tendenza passeggera destinata ad estinguersi nel giro di pochi anni. Tra i remake che si sono susseguiti sul grande schermo in questi mesi passati abbiamo dei casi di clamorose brutture, sicuramente evitabili poiché nulla aggiungono all’originale, anzi peggiorano esplicitamente l’idea d’origine, ma anche delle vere e proprie sorprese che riescono a reinventare l’originale, aggiungendo così valore alla storia di base; agli estremi di queste due risultanti troviamo da una parte “The Fog” di Rupert Wainwright, che riesce a gettare nel secchio della spazzatura tutto ciò che di geniale aveva il magnifico film di Carpenter, creando uno scialbo e ridicolo pop-corn movie; dall’altra “Le Colline hanno gli occhi” di Alexandre Aja, brutale rifacimento al cult di Craven che non si limita ad una mera riproposizione del film originale per le nuove generazioni, ma riscrive la tematica trattata attualizzandola e coprendola di nuovi sottintesi sociologici. Tra i due estremi si trovano titoli, spesso inutili, che si caratterizzano per essere i classici prodotti di routine senza infamia e senza lode: “Omen – Il Presagio” di John Moore, “Chiamata da uno sconosciuto” di Simon West, “Pulse” di Jim Sonzero, “Il Prescelto” di Neil LaBute.
La seconda tendenza a cui si aveva accennato è il ritorno all’horror viscerale e disturbante caratteristico degli anni ’70, una caratteristica che riassume perfettamente l’andamento positivo che sta acquistando il cinema dell’orrore di questi ultimi anni, capace di concedersi divagazioni cruente anche lì ( gli Stati Uniti ) in cui negli ultimi anni si era cercato di bandire la violenza visiva in celluloide per garantire incassi sicuri, denaturando così il genere dalle origini della new wave americana anni ’70, che ha letteralmente reinventato l’horror. Così nel 2006 hanno sfilato pellicole che non si sono fatte certamente lo scrupolo di ricevere un PG-13, puntando invece ad un sanguigno vietato ai minori; abbiamo assistito così al ritorno dell’ Enigmista, pronto a mettere a punto giochini sempre più sadici e mortali in “Saw 2 – La soluzione dell’enigma” di Darren Lynn Bausman; appetitosi ostelli dell’est europeo che fungono da specchietto per le allodole per incastrare incauti turisti e renderli protagonisti di mortali torture in “Hostel” di Eli Roth; disperate fughe con ostaggi dei galeotti Reietti del diavolo in “La Casa del Diavolo” di Rob Zombie; la sanguinosissima genesi di un mostro in “Non aprite quella porta: L’inizio” di Jonathan Liebesman. Prodotti per lo più di livello medio alto, sicuramente apprezzabili da chi ha amato un certo tipo di cinema del passato.
Ma ci sono altri film che fanno del revival e dell’exploitation la loro bandiera, film che si rifanno esplicitamente al cinema di genere anni ’80, magari un po’ ingenui e a volte grossolani, ma per lo più divertenti per lo spettatore di horror. Il discreto “The Breed – La razza del male” di Nick Mastandrea, un beast movie vecchio stile con cani alterati geneticamente; “Il Custode”, disastroso e disastrato simil zombie movie di un ormai irriconoscibile Tobe Hooper; l’ottimo “Slither” del ex Troma boy James Gunn, in cui vediamo in azione disgustosi lumaconi alieni capaci di mutare in mostri gli umani; “Decoys” di Mattew Hastings, passabile sexy-fanta-horror canadese; il divertente “Il Collezionista di Occhi” di Gregory Dark, slasher anni ’80 che fa della prevedibilità e della violenza il suo punto forte; “La notte del mio primo amore” di Alessandro Pambianco, unico esempio di horror italiano, coraggioso e scorrevole, anche se imperfetto; il sorprendente “Snakes on a plane” di David R. Ellis, vero e proprio simbolo dell’exploitation in cui il divertimento dello spettatore è inversamente proporzionale alla plausibilità della trama.
Rimangono gli immancabili ghost movies, quest’anno rappresentati da una manciata di pellicole orientali e da uno sparuto gruppo di prodotti occidentali: al primo gruppo fanno parte il deludentissimo “The red shoes” di Kim Yong-gyun, il ben più riuscito “Shutter” di Banjong Pisanthanakun e Pakpoon Wongpoom e il ridicolo “The Eye 3 – Infinity” dei fratelli Pang. Tra i film spettrali provenienti da Hollywood e dintorni ci sono “Fragile”, interessante e suggestiva ghost story dell’iberico Jaume Balaguerò; il pessimo “11:11 – La paura ha un nuovo numero” di Michael Bafaro; il solo in parte riuscito “Half light” di Craig Rosenbreg; il solido e suggestivo “The Dark” di John Fawcett; l’interessante horror-drama “La Spina del diavolo” di Guillermo del Toro; lo scialbo ibrido nippo-americano “The Grudge 2” di Takashi Shimizu .
A questo punto l’ampio quadro è quasi completo, mancano all’appello solo alcuni fanta-horror, immancabili nelle produzioni a stelle e strisce da ormai diversi anni. Si comincia con “Underworld: evolution”, riuscito e spettacolare sequel diretto sempre da Len Wiseman, e si prosegue con “Doom”, la fracassona trasposizione filmica, ad opera di Andrzej Bartkowiak, dell’omonimo videogioco sparatutto; su tutt’altro spirito si inserisce “Final destination 3”, divertente ma poco innovativo splatter diretto da James Wong, fino ad arrivare a quello che forse è il titolo rivelazione dell’anno, cioè “Silent Hill”, inquietante e stupefacente trasposizione dell’omonimo videogame per consolle, ottimamente diretto da Christopher Gans. Menzione a parte va per tre titoli che potrebbero risultare quasi intrusi in questo genere, poiché tentano la contaminazione di genere in modo così anomalo da renderli quasi inclassificabili: il pessimo fanta-action-horror “Ultraviolet” di Kurt Wimmer; l’interessante “Lady in the water” del sempre in gamba M. Night Shyamalan; l’ottimo “Il Labirinto del Fauno” di un Guillermo del Toro in piena forma.
Con questi ultimi titoli si conclude la veloce, anche se esaustiva, rassegna di film horror distribuiti in sala nell’arco del 2006, un’annata che ha visto sfilare un numero impressionante di pellicole, e molte della quali di ottima qualità; un’annata cinematografica che ha premiato l’horror al botteghino, sia nella patria d’origine dei vari film che qui in Italia; un’annata che ci ha reso ancora più consci che l’horror cinematografico non è morto, anzi è più arzillo che mai, capace di tornare alle suo origini e di sommergere il pubblico con un nuovo e inaspettato bagno di sangue…letteralmente! ,

Autore: Roberto Giacomelli - Data: 09/02/2007 -
Contatto: roberto.giacomelli@horrormovie.it

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