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D: I tuoi
lavori, fino ad ora, diciamo che sono sempre
stati di genere horror; presumo quindi che sei
un appassionato di questo genere.
Quale è il tuo film horror preferito?
R:
Non ne ho uno in particolare, però se ne
dovessi scegliere uno direi “E tu vivrai nel
terrore…L’aldilà” di Lucio Fulci è un film a
cui sono legato particolarmente.
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D:
Il primo film horror visto?
R: Il primissimo è stato
“Creepshow” a 13 anni perché prima ho sempre
avuto una paura incedibile nel guardare horror,
tant’è che quando passavano i promo all’epoca
su Antenna Nord (la futura Italia1) mi tappavo
occhi e orecchie per non sentire e vedere
nulla...
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D: Quale è il tuo
regista preferito?
R: Stessa cosa vale
anche per il regista: non ne ho uno in
particolare ma tra i miei registi preferiti di
sempre ci sono: Mario Bava, Lucio Fulci,
Takashi Miike, Riccardo Freda, Amando De
Ossorio e Daniele D'Anza.
Diciamo che sono uno degli estimatori degli
“anni d’oro del cinema horror italiano”.
Ovviamente la mia vita da appassionato di
cinema non si direziona tutta sugli horror,
adoro ad esempio Woody Allen, Coppola, Scorsese,
Monicelli...
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D: Ormai noi italiani
dal punto di vista del cinema horror ci
troviamo di fronte ad un periodo spento. Tu
come vedi il futuro dell’horror italiano?
R: Non vedo futuro nel
cinema italiano in generale perché, come si può
ben notare, non si producono altro che commedie
demenziali con soggetti ripetuti identici, con
qualche volgarità in più, dal 1983 ad oggi
(vedi le varie “Vacanze di qui e vacanze di
là”). Il cinema invece “serio” non fornisce
altro che sceneggiature patetiche (non intendo
dal punto di vista tecnico ma proprio in quanto
storie patetiche, lacrimose, “sfigate”). Quando
qualcuno tenta di fare qualcosa di nuovo, come
Salvatores, non sembra godere dello stesso
successo di gente tipo Pieraccioni, Aldo
Giovanni e Giacomo, Vanzina... Quindi l’horror
? Ah sì, c’è Dario Argento che a mio modesto
parere vive di rendita sugli allori dei suoi
migliori film terminati drasticamente nel 1986
con “Opera” che rispetto alle ignobili
produzioni successive (vogliamo citare “Il
cartaio” ?) era un capolavoro ! Purtroppo da
noi manca la possibilità per i registi nuovi di
farsi conoscere nei confronti
dell’establishment vigente in cui o fai fiction
oppure la fame. In ogni caso, il cinema
indipendente potrà emergere se qualcuno
inizierà a sdoganarlo dando la possibilità di
arrivare ad avere una discreta produzione.
Inoltre solo attraverso il ritorno di un certo
cinema di genere si potrà pensare anche
all’estero e quindi a guadagni decisamente più
alti rispetto alla singola Italia.
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D: Tu fai parte del
movimento “Horror underground italiano”. Quali
sono le tue considerazioni riguardo questo
movimento?
R: E’ un po’ quello che
ho appena detto. Penso che sia l’unico modo per
fare cinema horror in Italia, anche se soltanto
con cortometraggi e con un budget molto
ristretto rispetto ad un lavoro”normale”.
Purtroppo in Italia è difficile trovare
qualcuno disposto a produrre i tuoi lavori e
quindi si fa’ tutto ciò che è possibile fare da
soli…
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D: Da cosa hai tratto
l’ispirazione per dirigere i tuoi lavori e
quali altri autori hanno influenzato le tue
opere?
R: Io essendo nato nel
75 ho vissuto gli anni 70 solo di riflesso, nel
senso che musica, cultura, cinema di quegli
anni per me sono stati all’epoca in cui
incominciavo a masticare cinema delle vere e
proprie novità rispetto alla pochezza degli
anni 90 a seguire. Quindi nei miei lavori, un
po’ anche inconsciamente, omaggio spesso i film
di quel florido periodo, come ho fatto con
“Presenze notturne”, dove ho voluto omaggiare
gli sceneggiati “Il segno del comando” e
“L'Amaro Caso della Baronessa di Carini”
entrambi di Daniele D’Anza. Inoltre ho iniziato
a fare cinema come regista nel 1994 ma si può
dire che in realtà è solo nel 1999 che ho
ripreso la mia produzione e un regista che mi
ha insegnato molto è senz’altro Roger Fratter,
visto che sono stato spesso sui suoi set e
quindi ritengo che la sua influenza possa in
certi momenti emergere.
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D: Hai citato prima
un certo “Presenze notturne”, dal titolo sembra
interessante! Di cosa si tratta?
R: “Presenze notturne” è
uno sceneggiato di 5 ore, un vero e sentito
omaggio agli sceneggiati prodotti in Rai negli
anni 70 come “Il segno del comando” e “L’amaro
caso della baronessa di Carini”. Purtroppo
nonostante il prodotto sia montato, e
sonorizzato non ho più avuto modo di farlo
doppiare come invece ero d’accordo con
assessori alla cultura vari, che come capita
sempre sono più attenti ai propri intrallazzi
che alla cultura o ai giovani...
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D: Come ti sei
trovato coinvolto nel progetto di “Appuntamenti
letali”?
R: Diciamo che mi sono
trovato coinvolto nel progetto di “Appuntamenti
letali” tramite un messaggio lasciato sul forum
del sito filmhorror.com (sito dedicato e fatto
da persone appartenenti anche loro al movimento
“Underground italiano”) dove si richiedeva a
chi volesse partecipare di scegliere uno dei
racconti messi a disposizione dalla scrittrice
Alda Teodorani e di trasformarlo in film. Dopo
essermi messo in contatto con Alda, le ho
esposto le mie modifiche per rendere il
racconto il più cinematografico possibile,
cambiando anche il finale. E’ un prodotto a cui
sono molto legato perché il testo della
Teodorani bene si integra con le immagini molto
forti contenute al suo interno.
Inoltre, nel cortometraggio, dal titolo “Il
Virus”, ho voluto fare una super citazione ad
“Audition” di Takashi Miike, un film che mi ha
colpito molto ultimamente, ma con gli effetti
speciali di Maurizio Quarta ci siamo spinti
molto oltre al suddetto film.
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D: Come è andato il tuo
ultimo lavoro?
R: Il 30 Aprile dello
scorso anno, a Roma all’anteprima de “Il
virus”, durante la sua visione molte persone
non l’hanno retto fino alla fine per la dose
massiccia di gore presente durante la sua
pellicola. Il mio obbiettivo prefissato era
appunto di creare un cortometraggio molto
violento e piuttosto consigliato a persone
dallo stomaco forte, quindi credo di essere
riuscito nel mio intento. Il cortometraggio in
questione ha girato poi diversi festival
nazionali e internazionali come il “Dystopia
Festival” a Berlino. Che dire… sono rimasto
soddisfatto del traguardo raggiunto.
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D: Ormai siamo
arrivati alla conclusione di questa intervista,
ma non può mancare questa domanda! Che progetti
hai in mente per il futuro?
R: Il futuro è già qui
nel senso che ho già iniziato a girare la prima
parte di un progetto ambizioso che sarà
costituito da più lungometraggi legati tra loro
da un filo conduttore decisamente accattivante:
le Crazy Suicide Girls. Sarà una serie Pulp
ispirata per certe tematiche appunto a “Pulp
Fiction” e “Kill Bill” condito con una giusta
dose di thriller e sangue.
Per qualsiasi altra informazione riguardo le
mie produzioni passate, presenti e future
collegatevi al mio sito:
www.christianarioli.com
Ti ringrazio per averci rilasciato questa
intervista!
Un in bocca al lupo per il tuo prossimo
progetto.
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