|
L'attuale redattrice e
autrice di Coming Soon ci commenta la sua
passione per il genere horror, le opere da lei
scritte, e principalmente il suo famoso libro
de “L’Esorcista 25° anniversario”
Daniela Catelli nasce a Lucca nel 1958. Inizia
a scrivere a fine anni Settanta sulle
pubblicazioni del locale cinema d’essai, e a
collaborare col Circolo del Cinema di Lucca,
uno dei primi in Italia. E’ tra i redattori
fondatori della rivista “La linea dell’occhio”,
giunta questanno al cinquantesimo numero. Negli
anni Ottanta e Novanta inizia le collaborazioni
con le riviste di critica cinematografica “Segnocinema”,
“Duel”, “Panoramiche”, e le webzine “Halcinema”
e “It”. Nel 1996 pubblica per l’editore Theoria
il primo libro, “Ciak si trema” - Guida al
cinema horror”. Dallo stesso anno entra a far
parte dello staff organizzativo del Noir in
Festival di Courmayeur, dove lavorerà per 3
anni. L’anno successivo, in occasione del
festival, pubblica con Transeuropa “Friedkin” -
Il brivido dell’ambiguità”, prima monografia
italiana dedicata al regista de “L’esorcista”.
Nel 1999 esce da PuntoZero “L’esorcista 25 anni
dopo”, ripubblicato nel 2003 all’interno del
libro “L’Esorcista, il cinema e il mito”,
scritto assieme a Danilo Arona ed edito da
Falsopiano. Ha collaborato con saggi a volumi
su David Cronenberg, David Lynch e Wes Craven,
al “Dizionario mondiale dei registi”, di
prossima pubblicazione presso Einaudi, e al
volume da poco uscito “Il cinema di Mel Gibson”,
Gordiano Lupi editore. Nel 1999, infine, ha
vissuto l’avventura della nascita della tv
satellitare Coming Soon Television, dove lavora
tutt'oggi in qualità di redattrice e autrice.

Mirabelli:
Innanzitutto ci dica
come e quando è nata la sua passione per il
genere horror.
Catelli: Bella domanda! A dire la verità sono
sempre stata attratta dai racconti e dalle cose
“de paura”. Ricordo di aver visto da bambina in
tv, pur senza capirci un granché, il bellissimo Vampyr di Carl T. Dreyer, che mi spaventò
tantissimo. Fin da piccola poi mi sono piaciute
le storie di lupi mannari. Ma il grande
incontro con l’orrore cinematografico nelle
sale è stato quello con L’esorcista, che però
mi terrorizzò a tal punto che per un pezzo
chiusi col genere. La rinnovata passione direi
che risale agli anni Ottanta, con l’esplosione
del fenomeno splatter e i primi film di Sam
Raimi e Peter Jackson. I classici, da George A.
Romero e Tobe Hooper, mi duole dirlo ma li ho
scoperti solo dopo.
Mirabelli: Inizialmente era più tenuta a
leggere libri o a visionare film?
Catelli: Direi a leggere libri. La mia
formazione è prevalentemente letteraria, e
dunque ho letto tutto quello su cui riuscivo a
mettere le mani, dalle ghost-stories di
Montague Rhodes James, che consiglio a tutti,
ai racconti dei vari investigatori dell’incubo
progenitori di Dylan Dog, fino naturalmente a
H. P. Lovecraft. Insomma, tutti i must del
settore.
Mirabelli: Dove si è ispirata maggiormente per
ideare l’eccellente rivista “La linea
dell’occhio”?
Catelli: Beh, a dire il vero non sono io che
l’ho ideata, ma gli amici del Circolo del
Cinema di Lucca, tra cui l’attivissimo Gianni Quilici. L’idea nacque dall’esigenza di offrire
la possibilità, in una piccola città di
provincia, di presentare nuovi registi che
amavamo e che stavano nascendo in quegli anni,
tra cui David Lynch, Werner Herzog e gli autori
visionari del nuovo cinema tedesco, Paul
Verhoeven, attori come Klaus Kinski e film come
L’ululato di Joe Dante, che uscì in sordina da
noi, ma colpì tantissimo anche i cinefili di
provincia. Ovviamente, date le nostre
limitatissime risorse, la rivista, quasi
pionieristica, ebbe cadenza bimestrale e a
tutt’oggi nessuno è pagato per scriverci.
Mirabelli: Tra i libri e saggi che ha steso,
qual è stato, a suo parere, il più riuscito?
Catelli: Premetto che sono un’insopportabile
Vergine perfezionista e pignola e dunque
difficilmente sono contenta di quel che ho
scritto, visto che la perfezione, come tutti
sapete, non è di questo mondo. Ma se dovessi
dire quello che mi è più caro, e che ho scritto
con più passione e in meno tempo, perché
l’avevo già tutto in testa, è il saggio su
William Friedkin. Con questo ho potuto rendere
giustizia a un autore ignorato nel nostro paese
quando non apertamente insultato. Oggi tutti lo
prendono ad esempio, ma la critica nostrana è
molto colpevole nei suoi confronti. Purtroppo
il libro venne pubblicato in occasione di un
festival da un piccolo editore e la
distribuzione non è stata quella che avrei
desiderato.
Mirabelli:
Ci parli adesso del suo primo libro
“Ciak si trema” - guida al cinema horror –
uscito nel 1996.. Rimase abbastanza soddisfatta
dell’esito finale, o si attendeva maggiore
riscontro sia a livello di scritto che come
numero di copie vendute?
Catelli: Tocchi un
tasto dolente, Francesco.
Il libro era stato
commissionato, in qualità di appassionati di
horror, a me e a un collega. Dieci giorni prima
della pubblicazione, il collega in questione
consegnò un pasticcio impubblicabile, ed io
ebbi il compito di inventarmi ex novo metà
libro in poco più di una settimana. Correggemmo
le prime bozze la notte prima di andare in
stampa, il che spiega la decina di errori e i
molti refusi che purtroppo sono rimasti e che
gli appassionati sicuramente noteranno. Non ho
mai più avuto la possibilità di rimetterci le
mani, e mi dispiace molto. E’ comunque il mio
libro più popolare, e le vendite non furono
malvagie. In seguito Theoria è fallita, e la
storia è finita lì.
Mirabelli: Come nasce l’idea di realizzare un
documentario di 125 pagine ("L'esorcista - 25
anni dopo), dedicato esclusivamente al film più
pauroso di tutti i tempi?
Catelli: Quando scrissi il libro su Friedkin,
mi resi conto che il film che mi aveva più
segnato, e su cui ci sarebbe stato più da dire
in termini di aneddotica e altro, era proprio
L’esorcista, penalizzato dalle poche pagine che
avevo potuto dedicargli. Al Salone dei Comics
di Lucca conobbi poi Edoardo Rosati,
co-fondatore della PuntoZero e grande
appassionato del film, che mi convinse a
scrivere un piccolo libro sul film. Nonostante
lo scetticismo iniziale, mi sono divertita
moltissimo a farlo. Ho fatto ricorso alle fonti
originali, tra cui gli aneddoti che mi aveva
raccontato lo stesso Friedkin, più che ai vari
libri già pubblicati sul film all’estero, come
quello famoso di Mark Kermode. Il complimento
più bello che ho ricevuto è che il libro si
legge come fosse un romanzo. Ma la storia della
realizzazione L’esorcista è un romanzo, né più
né meno.
Mirabelli: Ha avuto l’immenso onore di
conoscere il maestro indiscusso William Friedkin. Come si è svolto questo incontro? Vi
siete incontrati prima o dopo aver scritto il
cospicuo libro dettato da grande passione
cinefila, "Friedkin - Il brivido
dell'ambiguità"?
Catelli: Il caro, grande, simpaticissimo Billy....
no, ci siamo incontrati prima, è stato proprio
conoscerlo che mi ha fatto venir voglia di
dedicargli un libro. Venne in Italia nel 1994
per presentare Basta vincere, e io lo
intervistai per la rivista “Duel”. L’intervista
durò un’ora e mezza! Il suo entusiasmo e la sua
intelligenza mi conquistarono, e quando uscì
Jade, un film che ho molto amato e che era
stato al solito frainteso e bistrattato dalla
critica, gli scrissi una lettera in cui gli
parlavo delle mie impressioni sul film.
Conseguenza: una sera a mezzanotte squilla il
telefono e una voce femminile mi dice “Hold on.
William Friedkin for you”. Dopo poco la sua
inconfondibile voce mi sommerge di
ringraziamenti e complimenti, taglia corto al
mio “mr. Friedkin” intimandomi di chiamarlo
Billy, e mi dice che sarà sempre felice di
collaborare con me, per qualsiasi cosa. Una
delle cose che ha fatto per me, ad esempio, è
mandarmi per il libro tutti i suoi film e
documentari, anche inediti da noi, in VHS.
All’epoca, inoltre, molti film non venivano
pubblicati da anni e il dvd ancora non
esisteva.
Mirabelli: Che opinioni ha nei riguardi della
censura italiana? Non crede sia inammissibile
censurare film mandati in onda a tarda ora
sulle reti televisive?
Catelli: Io sono in assoluto contraria a
qualsiasi forma di censura. Voglio dire, vanno
in onda Marzullo, Vespa e le Lecciso e nessuno
ha da ridire (su queste ultime sì, va beh) e
poi si tagliano scene fondamentali da un film
che va in onda a tarda notte. E non solo sulle
tv pubbliche o terrestri. Ricordo con orrore
una versione di Cruising che durava circa 40
minuti in meno dell’originale, andata in onda
su Tele+, canale a pagamento! Ma non solo, si
tagliano anche i telefilm, come il mio
amatissimo Buffy. Non credo ci sia una
soluzione, purtroppo, se non quella di evitare
di vedersi certi film in tv.
Mirabelli: Tra gli illustri personaggi che ha
incrociato durante la sua carriera da
scrittrice, c’è da annotare un’icona del nostra
cinema: Dario Argento. In quale circostanza vi
siete incontrati?
Catelli: Beh, nell’intervista che feci a Friedkin a un certo punto lui mi raccontò con
grande entusiasmo e con mia grande sorpresa, di
quanto si fosse emozionato nell’incontrare
Dario Argento in un ristorante di Los Angeles,
e di quanto adorasse il suo cinema. Dario è
sempre stato molto vicino al Noir in Festival,
per cui mi venne spontaneo chiedergli una
prefazione al libro sul suo grande amico Billy.
Lui accettò con entusiasmo, e devo dire che
vederli insieme è stata una delle esperienze
più divertenti della mia vita. Due grandi
visionari nel cinema, due monellacci nella
vita!
Mirabelli: Ha collaborato alla concretizzazione
di svariati saggi concernenti registi di grosso
calibro: David Cronenberg, David Lynch e Wes
Craven; Ci dica in forma specifica se quest’ultimi
citati prima rispecchiano il suo miglior
cinema..
Catelli: Intendi cioè se rispecchiano il cinema
che preferisco? Sì, amo moltissimo questi
registi, anche se con gli anni trovo che solo
David Lynch sia rimasto ad altissimi livelli.
Considero Spider un passo falso per David
Cronenberg, che spero comunque si rifarà con
altri grandissimi film, e mi aspetto una
rinascita dal werewolf-movie di Wes Craven,
Cursed¸anche se le vicissitudini produttive che
ha passato mi preoccupano un po’.
Mirabelli: Sono più di otto anni, oramai, che
lavora “diligentemente” per la trasmissione di
informazione cinematografica “Coming Soon
Television”. Com’è iniziata quest’avventura che
l’ha portata ad operare in qualità di
redattrice e autrice?
Catelli: L’esperienza televisiva è iniziata un
po’ per caso, grazie alla proposta che mi fece
all’epoca il collega ed amico Alberto Farina,
autore del Castoro su John Landis e di un
bellissimo libro sul cinema trash, tra gli
altri. Con un proprietario coraggioso Alberto
stava cercando uno staff di neofiti della tv ma
appassionati cinefili per mettere su una tv di
informazione cinematografica “all’americana”.
Mi feci convincere e dopo 5 anni sono ancora
lì, anche se negli anni, ovviamente, le cose
sono molto cambiate.
Mirabelli: Ha progetti per il futuro, sia in
ambito di scrittrice che in quello televisivo?
Catelli: Ahi ahi ahi qua casca l’asino! Voglia
di scrivere ce n’è ancora moltissima, e anche
di sperimentare. Adesso però devo fare i conti
con la presenza di una fantastica bambina, e
che riduce moltissimo il tempo che posso
dedicare a queste cose. Più che una donna a
volte mi sembro un’acrobata del circo, per come
riesco a giostrarmi i vari impegni. Ma i miei
quattro lettori si rassicurino: sicuramente ci
sarà un altro libro.
|
 |
 |
|